Fondazione Cure

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Lettera del Presidente



Le mie ragioni dell’impegno per Haitì Il mio rapporto con la Fondazione Francesca Rava NPH-italia nasce recentemente quando NPH si rivolge a me come direttore della maternità del Buzzi per contribuire alla formazione di personale di sala operatoria pediatrica e di sala parto. All’Ospedale di NPH St Damien a Port au Prince stava infatti nascendo l’esigenza di sviluppare un ospedale materno neonatale a fianco della pediatria e della chirurgia pediatrica. Con la fine dello status di paese in guerra Medici Senza Frontiere iniziava infatti a chiudere la maternità in un paese in cui la mortalità materna è di uno per ogni 70 parti (1 su 70mila in europa) Sono così partito approfittando delle vacanze di Natale con la mia famiglia assieme a Maria Vittoria Rava, la sua famiglia e quella di un donatore bresciano. La “security” garantita da padre Rick Frachette, l’anima creativa delle opere di NPH, amato dagli haitiani per il suo continuo agire per costruire, creare, insegnare, curare, consolare, seppellire con dignità i loro morti. L’uomo, il prete, dottore che ha portato ad Haitì divi del cinema americano, Clooney. Li ho conosciuto persone e opere meravigliose.

La Fondazione Francesca Rava – NPH italia ha realizzato e gestisce l’ospedale pediatrico di Port au Prince, la Casa dei Piccoli Angeli per bimbi handicappati, la “città dei mestieri” di Francisville, scuole di strada per oltre 6mila bambini e vari ambulatori negli slums, le attività di riabilitazione nel vecchio ospedale (crollato) l’orfanotrofio di Kenscoff con 400 bimbi, impiegando in queste attività circa seicento persone. Questo lavoro si integra con il più ampio scenario di NPH una organizzazione che da cinquanta anni opera in ogni paese dell’america latina e caraibi dal 1954 avendo come mission l’educazione e la formazione di bimbi orfani.

Sarà stato il sole dei caraibi, ma davvero nella incredibile povertà di una città in cui due milioni di persone vivono in baracche il latta, quel lavorio di medici infermieri, educatori, ex orfani, mi rappresentava un sole di speranza. Ho sentito nel cuore e nella pancia l’ingiustizia estrema perpetuata da quella che il New York Times chiamava la “morally repellent elite”, assieme al valore di uomini che vivono per la giustizia, per aiutare in modo rigoroso organizzato sereno. La polizia che chiede le tangenti per consentire a padre Rick di seppellire i morti dell’obitorio, la mafia dei grandi magazzini del porto che raddoppia il costo del riso agli orfani, e le suorine di Teresa di Calcutta che nutrono per l’Unicef i bambini denutriti, l’avvocato amico che accompagna padre Rick in tribunale con duemila persone degli slums per ottenere la assoluzione di otto poveri cristi rei di nulla.

Ho vissuto in pochi giorni gli incredibili risultati educazionali dei principi che regolano gli orfanotrofi di NPH. Niente camerate niente, mense a ricordare prigioni; bimbi e bimbe vivono in casette a gruppi di dieci con due tate che badano a loro, con la loro piccola camera comune, la cucina, il soggiorno, il bagno. Mettendo assieme bambini in una fascia di età dai 5 ai dieci anni si ricostruisce un nucleo di amicizie di affetti e di aiuto reciproco, si riacquista fiducia nel prossimo che nelle strade è per i bambini da sopraffare per non essere sopraffatti. Insegnando loro il decoro di una casa, l’ordine a cui contribuiscono, gli si ridà la speranza di una vita degna. I volontari americani e europei garantiscono un numero di insegnanti di uno ogni venti bambini. Ragazzi e ragazze splendide che per un anno mettono a disposizione la loro professionalità di insegnanti, di rieducatori di fisioterapisti agli ultimi della terra.

L’ospedale lo conoscono in milioni al mondo ormai dopo le immagini sulle TV. Progettato da ingenieri e medici italiani per duecento bambini ha retto alle cosse di 7° grado e oggi gestisce con le sue infrastrutture oltre mille ricoverati. Nella sua sala operatoria chiudevo gli occhi e potevo essere nella chirurgia pediatrica del Buzzi: radiologia digitale, ecografo, sterilizzatrici, set chirurgici adeguati ad ogni tipo di intervento, camerette luminose, linde, cortili con prati verdi tagliati e aiuole fiorite opero d’arte haitiane di ferro battuto alle pareti.

Il terremoto ha sconvolto questo, assieme alla tragedia biblica a cui abbiamo assistito
Entro un’ora dalle scosse di teremoto, appena avute informazioni dell’immensità della tragedia da tutti i suoi punti di osservazione in Port au Prince, prima che saltassero anche le comunicazioni, NPH italia aveva ricevuto tutte le informazioni terribili ma utili ad organizzare i soccorsi. La strategia NPH che conosceva da venti anni il territorio, l’”organizzazione” statale inesistente, e la limitatezza dell’aereoporto con il crollo della torre di controllo, è stata quella di fare campo base nell'orfanotrofio di Santo Domingo e inviare via terra le merci con la scorta dei militari di santo domingo, e via elicottero del presidente di Santo Domingo i medici, arrivando 48 ore prima di tutti gli altri aiuti; salvo che per i medici di medici senza frontiere, operativi in port ua prince, ma purtroppo con il loro ospedale crollato.

Tra i primi dieci medici i due specializzandi del Buzzi che hanno avuto un encomio formale da parte del direttore medico dell'ospedale St Damian NPH dopo 5 giorni di lavoro praticamente ininterrotto di corsie e sala operatoria (non mi aspettavo niente di meno da loro, ma sentirselo dire è stato bello!)

L'ospedale ha assistito da Venerdi 15 gennaio oggi oltre mille pazienti; tra sabato e lunedì sono stati operati 600 bambini in due sale operatorie, degli interventi minori di risuture, medicazioni, composizioni di piccole fratture (con cartone) non si tiene il conto ma sono oltre le migliaia.

Sabato 16 l'Ospedale generale d Port au Prince, parzialmente crollato, ha "scaricato" con i camion UN i suoi 100 bambini letteralmente sul prato di St Damien NPH. Lunedì 18 la protezione civile italiana ha aperto l'ospedale da campo a fianco di quello pediatrico sul terreno NPH, mentre i magazzini di Francisville NPH sono diventati i magazzini della protezione civile. In questo momento di persone che vogliono piantare bandierine di organizzazioni inesistenti ad Haitì tipo AGIRE, il lavoro di NPH continua rigoroso e ancora intensissimo.

Purtroppo quando si parla di numeri con doppi zeri si perde di vista la singola persona il singolo bambino con il suo dolore e la sua vita. Ogni medicazione, ogni fiala di amoxicillina, ogni frattura ricomposta ed ematoma trattato sono stati nei primissimi giorni di emergenza una vita. In un servizio di CNN su StDamien, Sabato 16 gennaio, quando in ospedale rimanevano 24 ore d’acqua e non si sapeva come sarebbe evoluta la situazione dell’ordine pubblico la giornalista diceva “there are heroes out there at the pediatric hospital”.

Queste sono le ragioni, le mie, della vicinanza a NPH e a questa gente che con grande compostezza ha affrontato una crisi per cui non abbiamo parole, sono ragioni concrete come possono essere concreti e il cuore e la speranza degli uomini buoni che ho avuto il privilegio di conoscere in un natale diversoIl mio rapporto con la Fondazione Francesca Rava NPH-italia nasce recentemente quando NPH si rivolge a me come direttore della maternità del Buzzi per contribuire alla formazione di personale di sala operatoria pediatrica e di sala parto. All’Ospedale di NPH St Damien a Port au Prince stava infatti nascendo l’esigenza di sviluppare un ospedale materno neonatale a fianco della pediatria e della chirurgia pediatrica. Con la fine dello status di paese in guerra Medici Senza Frontiere iniziava infatti a chiudere la maternità in un paese in cui la mortalità materna è di uno per ogni 70 parti (1 su 70mila in europa) Sono così partito approfittando delle vacanze di Natale con la mia famiglia assieme a Maria Vittoria Rava, la sua famiglia e quella di un donatore bresciano. La “security” garantita da padre Rick Frachette, l’anima creativa delle opere di NPH, amato dagli haitiani per il suo continuo agire per costruire, creare, insegnare, curare, consolare, seppellire con dignità i loro morti. L’uomo, il prete, dottore che ha portato ad Haitì divi del cinema americano, Clooney. Li ho conosciuto persone e opere meravigliose.
La Fondazione Francesca Rava – NPH italia ha realizzato e gestisce l’ospedale pediatrico di Port au Prince, la Casa dei Piccoli Angeli per bimbi handicappati, la “città dei mestieri” di Francisville, scuole di strada per oltre 6mila bambini e vari ambulatori negli slums, le attività di riabilitazione nel vecchio ospedale (crollato) l’orfanotrofio di Kenscoff con 400 bimbi, impiegando in queste attività circa seicento persone. Questo lavoro si integra con il più ampio scenario di NPH una organizzazione che da cinquanta anni opera in ogni paese dell’america latina e caraibi dal 1954 avendo come mission l’educazione e la formazione di bimbi orfani.
Sarà stato il sole dei caraibi, ma davvero nella incredibile povertà di una città in cui due milioni di persone vivono in baracche il latta, quel lavorio di medici infermieri, educatori, ex orfani, mi rappresentava un sole di speranza. Ho sentito nel cuore e nella pancia l’ingiustizia estrema perpetuata da quella che il New York Times chiamava la “morally repellent elite”, assieme al valore di uomini che vivono per la giustizia, per aiutare in modo rigoroso organizzato sereno. La polizia che chiede le tangenti per consentire a padre Rick di seppellire i morti dell’obitorio, la mafia dei grandi magazzini del porto che raddoppia il costo del riso agli orfani, e le suorine di Teresa di Calcutta che nutrono per l’Unicef i bambini denutriti, l’avvocato amico che accompagna padre Rick in tribunale con duemila persone degli slums per ottenere la assoluzione di otto poveri cristi rei di nulla.
Ho vissuto in pochi giorni gli incredibili risultati educazionali dei principi che regolano gli orfanotrofi di NPH. Niente camerate niente, mense a ricordare prigioni; bimbi e bimbe vivono in casette a gruppi di dieci con due tate che badano a loro, con la loro piccola camera comune, la cucina, il soggiorno, il bagno. Mettendo assieme bambini in una fascia di età dai 5 ai dieci anni si ricostruisce un nucleo di amicizie di affetti e di aiuto reciproco, si riacquista fiducia nel prossimo che nelle strade è per i bambini da sopraffare per non essere sopraffatti. Insegnando loro il decoro di una casa, l’ordine a cui contribuiscono, gli si ridà la speranza di una vita degna. I volontari americani e europei garantiscono un numero di insegnanti di uno ogni venti bambini. Ragazzi e ragazze splendide che per un anno mettono a disposizione la loro professionalità di insegnanti, di rieducatori di fisioterapisti agli ultimi della terra.
L’ospedale lo conoscono in milioni al mondo ormai dopo le immagini sulle TV. Progettato da ingenieri e medici italiani per duecento bambini ha retto alle cosse di 7° grado e oggi gestisce con le sue infrastrutture oltre mille ricoverati. Nella sua sala operatoria chiudevo gli occhi e potevo essere nella chirurgia pediatrica del Buzzi: radiologia digitale, ecografo, sterilizzatrici, set chirurgici adeguati ad ogni tipo di intervento, camerette luminose, linde, cortili con prati verdi tagliati e aiuole fiorite opero d’arte haitiane di ferro battuto alle pareti.

Il terremoto ha sconvolto questo, assieme alla tragedia biblica a cui abbiamo assistito
Entro un’ora dalle scosse di teremoto, appena avute informazioni dell’immensità della tragedia da tutti i suoi punti di osservazione in Port au Prince, prima che saltassero anche le comunicazioni, NPH italia aveva ricevuto tutte le informazioni terribili ma utili ad organizzare i soccorsi. La strategia NPH che conosceva da venti anni il territorio, l’”organizzazione” statale inesistente, e la limitatezza dell’aereoporto con il crollo della torre di controllo, è stata quella di fare campo base nell'orfanotrofio di Santo Domingo e inviare via terra le merci con la scorta dei militari di santo domingo, e via elicottero del presidente di Santo Domingo i medici, arrivando 48 ore prima di tutti gli altri aiuti; salvo che per i medici di medici senza frontiere, operativi in port ua prince, ma purtroppo con il loro ospedale crollato.
Tra i primi dieci medici i due specializzandi del Buzzi che hanno avuto un encomio formale da parte del direttore medico dell'ospedale St Damian NPH dopo 5 giorni di lavoro praticamente ininterrotto di corsie e sala operatoria (non mi aspettavo niente di meno da loro, ma sentirselo dire è stato bello!)
L'ospedale ha assistito da Venerdi 15 gennaio oggi oltre mille pazienti; tra sabato e lunedì sono stati operati 600 bambini in due sale operatorie, degli interventi minori di risuture, medicazioni, composizioni di piccole fratture (con cartone) non si tiene il conto ma sono oltre le migliaia.
Sabato 16 l'Ospedale generale d Port au Prince, parzialmente crollato, ha "scaricato" con i camion UN i suoi 100 bambini letteralmente sul prato di St Damien NPH. Lunedì 18 la protezione civile italiana ha aperto l'ospedale da campo a fianco di quello pediatrico sul terreno NPH, mentre i magazzini di Francisville NPH sono diventati i magazzini della protezione civile. In questo momento di persone che vogliono piantare bandierine di organizzazioni inesistenti ad Haitì tipo AGIRE, il lavoro di NPH continua rigoroso e ancora intensissimo.
Purtroppo quando si parla di numeri con doppi zeri si perde di vista la singola persona il singolo bambino con il suo dolore e la sua vita. Ogni medicazione, ogni fiala di amoxicillina, ogni frattura ricomposta ed ematoma trattato sono stati nei primissimi giorni di emergenza una vita. In un servizio di CNN su StDamien, Sabato 16 gennaio, quando in ospedale rimanevano 24 ore d’acqua e non si sapeva come sarebbe evoluta la situazione dell’ordine pubblico la giornalista diceva “there are heroes out there at the pediatric hospital”.
Queste sono le ragioni, le mie, della vicinanza a NPH e a questa gente che con grande compostezza ha affrontato una crisi per cui non abbiamo parole, sono ragioni concrete come possono essere concreti e il cuore e la speranza degli uomini buoni che ho avuto il privilegio di conoscere in un natale diverso…